mercoledì 21 giugno 2017

La Villa Romana di contrada Gerace (En)

La Villa Romana di contrada Gerace (En)
Lungo la strada provinciale n. 78 Enna – Barrafranca si trova la contrada Gerace, caratterizzata da pianori e rilievi collinari modesti. Presso il bivio Rastello-Ramata  la proprietà Fontanazza è caratterizzata da un borgo rurale su cui svetta la Chiesa secentesca di S. Maria del Soccorso.
In questo sito, su segnalazione degli Archeoclub di Pietraperzia e Barrafranca, nell'agosto del ‘94 furono avviati  saggi esplorativi,  motivati dal rinvenimento di strutture fortuitamente posti in luce nell'alveo di un canalone naturale  creatosi a seguito di un'alluvione nell'ottobre 1991. Lungo il canalone era possibile osservare strutture murarie che affioravano tra resti di crolli di tegole e pietrame e lembi di pavimenti  mosaicati  geometrici policromi, erosi dal notevole dilavamento meteorico.
L'esplorazione interessò un'area di circa 500 mq, ponendo parzialmente in luce le strutture di una villa rustica tardo-romana con fasi di riutilizzo di X-XI secolo. Cinque ambienti contigui,  conservavano uno spiccato per un massimo di mt. 1,2, con muri di pietrame legato con malta; a contatto con il pavimento, si evidenziava un strato, spesso circa 60 cm., di crollo di pietrame frammisto a tegole e tracce di combustione a contatto con i pavimenti. Ad essi si sovrapponeva un ambiente più tardo con andamento obbliquo rispetto ai vani sottostanti impostato su un piano di posa costituito dal livellamento di tegole del crollo preesistente, riferibile ad una fase di riutilizzo dell’area.

 Il ritrovamento di superficie, di numerose tegole con bollo laterizio “PHILIPPIANI”  e contrassegno “TUTELLA”  forse è attinente ad un quartiere ceramico, individuato a sud-est, dove tre fornaci furono parzialmente poste in luce. In base ai materiali raccolti è possibile ipotizzare un utilizzo della dimora non precedente ai primi decenni del III secolo.
Tra il maggio e giugno del 2000, fu condotta una seconda e breve campagna di scavi. Furono aperti due saggi di scavo a circa 80 metri a nord dall'area indagata nel '94; il primo consentì  la lettura di alcuni allineamenti di mura, con allineamento nord-sud, pertinenti gli ambienti di una casa del villaggio che sorse sopra i resti della villa romana. Nel secondo saggio, in un’area  più vicina allo scavo del ’94, emerse con  maggiore evidenza la sovrapposizioni delle due fasi. Il ritrovamento del livello romano a circa 60 metri dagli ambienti mosaicati confermò che le dimensioni complessive della superficie della villa rustica potevano  attestarsi ad almeno  10.000 mq; in entrambi  i saggi, i  blocchi irregolari dei muri medievali hanno indicato un riutilizzo di parte dei materiali impiegati precedentemente per la costruzione del fondo romano.


Infine nel 2007, tra luglio e settembre, la prosecuzione degli scavi ha consentito  una completa revisione del rilievo del 1994 con la rimozione delle discordanze planimetriche;


ciò ha chiarito che gli ambienti indagati nel 1994, non erano delimitati  da un peristilio a est ma da un corridoio, su cui si affacciavano altri  ambienti, individuati a est. Fu possibile, inoltre, leggere meglio le sintassi decorative dei motivi a mosaico, grazie anche all’intervento di alcuni tecnici, decisivi per la rimozione della concrezione calcarea  dalla superficie dei pavimenti.

 La sintassi decorativa precorre le composizioni geometriche della Villa del Casale di Piazza Armerina e anticipa i legami con le maestranze nord-africane; la gamma di colori utilizzata è molto varia:  nero,  grigio-azzurro,  rosso,  verde azzurro, rosa, bianco su composizioni accurate e di ottime fattura. Come è possibile osservare nello schema planimetrico,  nei mosaici del peristilio o corridoio meridionale , i motivi sono molteplici:
-        adiacente ad una soglia, girandola di pelte a due colori attorno a nodo di salomone,


-      a sud dell’ambiente 6 , una composizione di cerchi tangenti caricati da piccoli cerchi con fiore quadripetalo inscritto alternato  a motivo geometrico , fila di squame;


-   adiacente alla girandola di pelte, un motivo complesso, danneggiato dai crolli, con greche, foglie di alloro e quadrati con inscritto triplo nodo di salomone.


Nell’ambiente 6: composizione ad alveare di esagoni, semiesagoni, doppia treccia formante losanghe, cornice formata da quadrati adiacenti caricati da rosette cruciformi inscritte.

 Gli esagoni sono caricati da:

-        composizione di parallelepipedi vuoti tangenti,


-        composizione di linee spezzate iridate tra linee dentellate,


-        composizione di fiore lanceolato inscritto in cerchio bianco,


-        composizione di fiori con al centro motivo cruciforme.





Da segnalare  una sepoltura collettiva medievale a nord degli ambienti tardo-romani.





La villa rustica di contrada Gerace è la testimonianza che le dimore rurali di età romana in Sicilia non si esauriscono con l’eccezionale esempio della Villa del Casale,  ma  dispongono di un tessuto insediativo rurale di significativa densità.

Il sito dal 2013 è interessato dalle indagini archeologiche della British Columbia University, a cura del Dott. R.J.A.Wilson, e i risultati a quanto pare sono eccezionali.



lunedì 19 giugno 2017

Museo di Centuripe : Operazione epigrafi

Operazione epigrafi

Il sito archeologico centuripino degli Augustales, ha restituito un cospicuo numero di epigrafi. Esse offrono, nel loro insieme, uno spaccato abbastanza chiaro degli aspetti collegati alla vita e all’ideologia di questo collegio attivo nella Centuripe romana, attorno al culto imperiale. Il complesso è stato  realizzato, o comunque ristrutturato, nel II secolo d. C.  grazie ai finanziamenti di una ricca famiglia centuripina: i Pompeii Falcones, che accanto alla cultualità imperiale hanno celebrato la loro opulenza politica ed economica utilizzando i canali mediatici dell’epoca.


A seguito di un intervento di ripulitura e restauro delle epigrafi depositate nei magazzini del Museo di Centuripe, eseguito dalla restauratrice Nadia Barbi collaborata da Vito Censabella, si è reso necessario, tra il 2010 e il 2011,  individuare  e progettare le modalità della loro esposizione al pubblico.
 Le epigrafi richiedevano una collocazione quanto meno adiacente alle statue e a quant’altro proveniente dal medesimo sito. L’attenzione è ricaduta sui ripiani presenti tra i podi delle statue. Il vero problema era ricorrere a soluzioni di estrema economicità.
Ma la fortuna aiuta gli audaci. Nei sottostanti magazzini-deposito del Museo, erano parcheggiati da sempre, dei componenti realizzati e mai utilizzati per il vecchio impianto espositivo. Si trattava di griglie inclinate realizzate con rete elettrosaldata incorniciata in profilati a sezione quadra e completati, in sommità, da supporti atti a contenere un eventuale impianto di illuminazione.


Come primo momento progettuale si è reso necessario eseguire un  rilievo accurato per interfacciare, virtualmente, questi pesanti elementi con i ripiani adiacenti alle statue. Verificato il risultato più che accettabile, si è proceduto a modificare e preparare i supporti: le superfetazioni, che dovevano reggere originariamente l’impianto d’illuminazione, sono state tagliate e rimosse perché inutili e anche per alleggerire le strutture; quindi le griglie sono state riverniciate e sistemate definitivamente sui ripiani individuati in precedenza.


E’ stato realizzato un fotomontaggio con i fronti espositivi della sala;  su di esso le icone delle epigrafi sono state predisposte fino a raggiungere una collocazione accettabile.

                            
In seguito è stato necessario interfacciare le epigrafi con una griglia grafica identica alla griglia in metallo; sulla griglia grafica sono state riportate le sagome di ogni epigrafe nel rispetto della precedente collocazione iconografica.

 Flavia Calderaro e Dario Barbera

 
 Quindi, sono stati rilevati i vari spessori delle epigrafi, in prossimità dei punti di appoggio; tale attività si è resa necessaria per procedere alla progettazione millimetrica delle grappe che avrebbero dovuto poi sorreggerle.


 I disegni progettuali delle grappe, infine, hanno accompagnato la realizzazione, qualche mese dopo, delle medesime. Ovviamente tra le epigrafi e i supporti sono state intercalate strisce di robusta fibra tessile, per evitare contatti deleteri e salvaguardare al meglio i reperti esposti. 





L’apparato didattico che dovrebbe accompagnare le epigrafi, è ancora in itinere. Ma sommariamente le epigrafi esposte dovrebbero avere i seguenti contenuti.   


Questi monumentali  frammenti epigrafici commemoravano la realizzazione della sede ed erano collocati probabilmente in posizione elevata;  costituenti una lunga striscia epigrafica nel vano centrale dell’Augusteum.

  
Un’altra iscrizione monumentale (opere museo) sembra far riferimento  ad un mosaico realizzato nel tardo II secolo d.C., che ancora oggi decora uno dei vani della sede.
Due epigrafi rinvenute nel sacello della sede collegiale hanno permesso di integrare lo stemma della famiglia senatoria dei Pompeii Falcones con parte del ceppo originario centuripino. Nel corso del II secolo d.C., attraverso una trama di alleanze famigliari ed adozioni attorno alla parabola individuale di Quintus Pompeius Falco (cos. suff. 108 d.C.), questa gens raggiungerà presto i vertici gestionali dell’impero, per rimanere in auge per tutto il secolo.


Iscrizione dedicatoria di Q. Pompeius Sosius Priscus alla nonna paterna Clodia Falconilla. Per le iscrizioni onorarie femminili la commemorazione dei personaggi è sottolineata dal vincolo familiare, in questo caso “materno”, con Quintus Pompeius Falco padre del dedicante.


Iscrizione dedicatoria di Q. Pompeius Sosius Priscus allo zio paterno Quintus Pompeius Priscus, figlio di un Sextus Pompeius Priscus, entrambi probabilmente attivi ed originari di Centuripe.


Il Calpurnius Apthonetus menzionato potrebbe essere un liberto di L. Calpurnius lanuvino, città legata da un noto rapporto di parentela con Centuripe fin dal III a. C. dove è attestata l’origine di questa gens. L’iscrizione attesta la presenza a Centuripe del collegio degli Augustales composto da quattuorviri.


Iscrizione onoraria di M. Roscius Cyronnus per la moglie Manlia. Il dedicatario è forse un figlio nato libero  di un liberto di M. Roscius Coelius imparentato per via materna o per adozione con Q. Roscius Coelius Pompeius Falco, padre del Q. Pompeius Sosius Priscus finanziatore del sacellum  Augustalis nella quale l’epigrafe è stata rinvenuta.
  


Iscrizione dedicata a
Sosia Falconilla, figlia di Q. Pompeius Sosius Priscus, il personaggio dietro la realizzazione del sacellum centuripino. L’iscrizione significativa, restituisce la storia  “dinastica” di questa figura, che insegue  un prestigio consolare lontano nel tempo.


Questa epigrafe, anche se frammentaria, probabilmente è attribuibile al personaggio dedicatario del sacello della sede collegiale degli Augustali di Centuripe, Q. Pompeius Sosius Priscus o al padre Q. Pompeius Falco.