giovedì 29 aprile 2021

Ottaviano Augusto da Centuripe

 Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto da Centuripe


        1 - Il ritrovamento

Gli anni ’20 del secolo scorso sono stati testimoni, per l’archeologia centuripina, di vari avvenimenti; forieri, per certi versi, di ciò che sarebbe successo nei decenni successivi. In particolare, nel 1926 viene pubblicato “CENTURIPE” una pregevole monografia di Guido Libertini che fa il punto sulla Centuripe archeologica. Sempre nel 1926 la Reale Soprintendenza di Siracusa, intraprende ricerche ed indagini archeologiche nella pendice sottostante la “corsa dei cavalli”, che Libertini aveva segnalato come "molto interessante" nella sua pubblicazione. L’avvenimento, che aveva comportato lo smantellamento della strada sterrata che consentiva l’ingresso al paese, era stato motivo di scontri e dissapori tra il Comune di Centuripe e la medesima Soprintendenza. Finalmente, durante il 1938, si stava provvedendo alla costruzione di quel tratto di strada sorretta da piloni e arcate. Il 30 aprile, lo scavo di fondazione a mano, del primo pilone, era già arrivato a completamento, quando uno degli operai, Peppino Senfett, fu colto da spavento più che da meraviglia per ciò che gli si presentava davanti agli occhi; il manufatto rovesciato infatti dava l’impressione che quelli fossero proprio i resti di un cadavere. Dopo lo spavento ovviamente sopraggiunse immediato lo stupore e la gioia della scoperta, ritornava alla luce uno dei ritratti più belli, che si fossero mai visti, del primo imperatore romano: Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto!


La scoperta, d’altronde, non era altro che la riconferma di quanto l’area archeologica non avesse già rivelato. Già i rinvenimenti del 1926, avevano relazionato i resti dell’antico edificio con personaggi della famiglia Giulio-Claudia, e, il culto della memoria di Augusto era già stato testimoniato dalla scoperta di una epigrafe frammentaria, relativa a un IIII VIR AUGUSTALIS. 
Gli antichi vincoli di amicizia tra Centuripe e Roma erano noti fin dai tempi dell’occupazione romana dell’isola, ed i sentimenti per Roma erano riconosciuti con espressioni di fedeltà estrema; così come è nota la simpatia che Cicerone avesse per questa città della Sicilia, da lui definita “totius Siciliae multo maxima et locupletissima”. Anche i rapporti tra Centuripe e l’imperatore dovettero essere altrettanto profondi ed amichevoli. Da Strabone sappiamo che i centuripini avevano sostenuto Ottaviano nella sua campagna di Sicilia contro Sesto Pompeo, per cui la loro città fu restaurata insieme a Catania e a Siracusa. La presenza di notevoli monumenti di quel periodo a Centuripe, attestano le parole del geografo.
Purtroppo, malgrado le forti opposizioni e le resistenze della comunità centuripina,  che aveva cercato in tutti i modi di bloccare la partenza del reperto, e malgrado fosse già stato fondato l’Antiquarium Comunale, le istituzioni, con il Ministro in testa, decisero, all’epoca, di trasferirlo a Siracusa.

2 – Celebrazioni per il Bimillenario della nascita di Augusto

Per capire fino in fondo cosa rappresentasse, nel 1938, quella scoperta e quel ritratto marmoreo per Centuripe, è necessario contestualizzare il ritrovamento tra gli avvenimenti e le celebrazioni che il regime stava effettuando da qualche anno sul suolo patrio. La figura del princeps Augusto da sempre era stata oggetto di interesse storico e politico nei secoli. Fu, però, durante il regime fascista che Augusto divenne un mito!

Mussolini non amava particolarmente Augusto, era lo zio di Augusto, Giulio Cesare, il suo eroe. E di fatto, nei primi anni del fascismo, di Augusto si parlò poco. Solo dopo la conquista dell’Etiopia e la  proclamazione dell’Impero, cominciò a manifestarsi l’interesse per l’altro grande fondatore di impero. Il 1937 coincideva proprio con i duemila anni dalla nascita di Augusto, il bimillenario augusteo! Il regime quindi inizio a diffondere l’idea che l’avvento del fascismo era l’inizio di un’epoca che faceva rivivere lo splendore dell’epoca romana.  La vicenda politica e la persona di Augusto vennero assorbiti dalla propaganda di regime; furono recuperati storia e simboli dell’antica Roma e dell’imperatore padre dell’impero, si mirava a creare una matrice culturale da utilizzare per accattivarsi le simpatie del popolo. Venne risistemata per l’occasione l’area del Mausoleo di Augusto, fu ricollocata l’Ara Pacis. Si inaugurò la Mostra Augustea della Romanità. Si pubblicarono varie raccolte di saggi su Augusto, si svolsero importanti convegni.



Ai festeggiamenti sfarzosi, in occasione del bimillenario, furono chiamati a parteciparvi tutti i classicisti dell’epoca che si affrettarono a scrivere pagine di argomento augusteo appena Augusto venne posto come oggetto di culto. Tema principale dei festeggiamenti, ovviamente, era il parallelismo tra i due condottieri: il princeps Augusto e il duce Mussolini. Emblematica, durante i festeggiamenti, fu anche la mostra augustea della romanità organizzata tra il 1937-1938. La mostra, che si tenne sotto la supervisione dell’archeologo Giulio Quirino Giglioli, si poneva l’obiettivo di creare un legame tra la storia passata di Roma e il presente e rafforzare la combinazione Mussolini-Augusto.

    Selezione di francobolli celebrativi del bimillenario Augusteo

Un ulteriore evento, il V Congresso nazionale di studi romani, si teneva a Roma proprio in quei giorni, tra il 24 ed il 30 aprile 1938; e da li a poco si sarebbe celebrato il Convegno Augusteo del 23-27 settembre 1938.
Da ciò si percepisce come i centuripini si ritenessero baciati dal destino e segnati da quel ritrovamento. Immaginiamo quindi l’esplosione della rabbia per l’esproprio del ritratto marmoreo, che era stato perpetrato ai loro danni. La nemesi della storia, come sappiamo, ha in parte vendicato il torto subito dai centuripini: mentre l’impero creato da Augusto durò secoli, quello voluto e osannato da quest'ultimo regime durò solo pochi anni. 

3 – Descrizione e confronti

Il ritratto centuripino è realizzato in marmo bianco a cristalli grandi, alabastrino; misura alt. mass. 38cm; largh. 25cm; prof. 24,5cm;  testa (sommità del capo - mento) 27cm.. Si conservano per intero ed in buono stato la testa ed il collo, a parte alcune leggere abrasioni  sulla punta del naso, sulle ciocche della calotta cranica, in particolare nella parte inferiore del lato posteriore, che risulta per intero grossolanamente sbozzata ed incisa. Si conserva anche il taglio netto in diagonale verso  l’interno della scapola destra,  funzionale all’alloggiamento in una statua od un busto, innesto di cui manca l’intera porzione inferiore.


Siracusa, museo archeologico regionale P.Orsi (inv.50698)

Gli occhi hanno diversa larghezza. La testa dell’imperatore volge a destra con una contrazione vigorosa e spessa dei muscoli del collo, che trasmettono una certa tensione dinamica, assecondata dalla leggera inclinazione a destra del capo. L'aspetto eccessivamente levigato e trasparente del volto, contrapposto alla massa più ruvida dei capelli, è una caratteristica stilistica dell'epoca in cui questa testa è stata realizzata; le puntuali osservazioni iconografiche vanno quindi riferite al prototipo, al ritratto che è stato utilizzato come modello per l'Augusto da Centuripe. La capigliatura è resa col sistema di tracciare il disegno generale delle ciocche, e nella frangia sono tracciate sottili incisioni. Interessanti osservazioni tecniche sono possibili nella parte posteriore della capigliatura, meno rifinita (chiaramente perché non in vista). 
E’ probabile che il ritratto centuripino di Augusto sia la copia di qualche ritratto di età giulio-claudia eseguita forse in epoca adrianea. Il ritratto è stato identificato fin dalla sua prima pubblicazione come uno degli esemplari più fedeli al modello di Prima Porta, anche se sono stati individuati altri elementi riconducibili a diversi tipi di ritratti del principe e si è infatti parlato di opera di stile eclettico da riportare alla maturità di Augusto.

 Un altro parallelo storico è con il bel ritratto proveniente da Arsinoë nel Fayum oggi conservato a Copenhagen, rispetto al quale sembrano indubbie alcune assonanze, in particolare la costruzione della fronte, la fisionomica dei tratti del viso e punti comuni di distanza dal modello.
In realtà però può risultare abbastanza evidente come l’esemplare centuripino mostri alcuni particolari formali e tipologici apparentemente in contraddizione tra di loro, particolari che tendono ad allontanarlo parzialmente da questi due ritratti, dai tagli netti e metallici, ed ad avvicinarlo proprio ad alcune evoluzioni posteriori della ritrattistica augustea. Complessivamente gli esemplari che mostrano uno schema frontale della chioma maggiormente simile sono la statua di Mérida, l’esemplare da Arsinoë e l’Augusto di Via Labicana.

4 – I tempi sono maturi per il ritorno a casa ?

Nel settembre 2011, il ritratto di Augusto ritornò a Centuripe, ma solo per un prestito temporaneo di qualche mese; la sua presenza, presso il nuovo Museo Archeologico Regionale di Centuripe, fece registrare un aumento considerevole di visitatori.

                               

                                                        Centuripe, 19 settembre 2011

Oggi il ritratto Augusteo è ancora decontestualizzato, così come gli altri ritratti provenienti dal sito centuripino degli augustales, dal gruppo scultoreo di appartenenza che si trova esposto nel Museo centuripino; ed è triste constatare come esso sia ancora abbandonato e senza alcuna valorizzazione, presso i magazzini del Museo Archeologico Regionale di Siracusa. Ci si augura, nel rispetto del suo originario ritrovamento e della sua provenienza, che venga concesso l’affido per una futura e lunga permanenza presso il Museo Archeologico Regionale di Centuripe. Anche per una sorta di risarcimento morale nei confronti di questa città, che ha subito negli ultimi due secoli saccheggi ed espoliazioni, non solo attraverso scavi di frodo, ma dalle scelte delle istituzioni che si sono adoperate per un ulteriore impoverimento della città. 
Durante gli scavi archeologici del 1907, in contrada Casino, Paolo Orsi si impegnava ad acquistare la collezione Mammana, poi acquisita dal Museo di Siracusa; inoltre i reperti provenienti dagli scavi di centinaia di tombe dal 1907 al 1911 e poi ancora nel 1918 e nel 1932 sono stati nel contempo attribuiti al Museo di Siracusa. La sottrazione di beni “per forza maggiore” è andata avanti, anche negli anni ’20 del secolo scorso, malgrado la istituzione a Centuripe di un Antiquarium; infatti i materiali acquistati da Biondi Antonino nel 1932 e i  ritrovamenti presso il sito degli augustali nel 1938, nonché i corredi di sessantuno sepolcri scavati da Bernabò Brea nel 1942, sempre in contrada Casino, hanno continuato ad arricchire la collezione del museo siracusano.  Un danno irreversibile al patrimonio archeologico di questa cittadinanza, che ricordiamolo era iniziato addirittura nel Settecento ad opera di Ignazio Paternò Castello Principe di Biscari; egli fece rivoltare i terreni centuripini alla ricerca di “oggetti belli” confluiti nella sua pregevole collezione, in buona parte donata al Comune di Catania e in parte acquisita dal medesimo ente. Anche qualche museo della nostra regione può vantare reperti centuripini provenienti da acquisizioni pervenute “allegramente” dal mercato antiquario. Ultimamente, addirittura, una sentenza del Tribunale di Enna assegnava parte del materiale proveniente da un sequestro, alla AAPIT di Enna; l’ente provinciale che è poi stato assorbito dal Servizio Turistico Regionale. Sarebbe interessante verificare, che fine abbiano poi fatto, quelle 100 tanagrine, ritenute da un accertamento peritale false (?!) e assegnate nel 2002 alla ex AAPIT (Azienda Autonoma Per l’Incremento Turistico di Enna).

Cesare Ottaviano Augusto,  come sappiamo dalle fonti storiche, è stato protagonista ed emblema della rinascita per l’antica Centuripae; siamo convinti che l’eventuale ed auspicabile affido al Museo, anche attraverso la possibilità di un prestito a lungo periodo, accompagnato da una decisiva campagna di comunicazione e promozione, possa ancora rappresentare una rinascita per la città e un ulteriore impulso alla valorizzazione del suo straordinario patrimonio storico-archeologico, dalla decadenza inesorabile a cui appare destinato. 
                                                                                                             Enzo Castiglione


giovedì 6 agosto 2020

Centuripe e i Vincoli

 

Centuripe e i Vincoli

“I vincoli sono limitazioni alla libera utilizzazione di una proprietà privata. In ambito urbanistico i vincoli possono spaziare dalla semplice limitazione dello ius aedificandi, in questi casi la proprietà del bene rimane al privato e non è previsto il pagamento di alcun genere di indennità, alla completa espropriazione del bene da destinare a funzioni di pubblico interesse, quindi  il passaggio forzato del diritto di proprietà dal privato cittadino allo Stato o alla Regione a seguito di un adeguato indennizzo.”

-  Centuripe e il vincolo paesaggistico 


  L’impianto urbanistico centuripino è sicuramente un elemento di novità rispetto agli altri comuni dell’ennese e forse della Sicilia. Ha un impianto tipologico unico rapportato agli altri comuni; questo suo impianto di natura zoomorfica, nasce essenzialmente per adattarsi spontaneamente a questa sua particolare collocazione geografica che è morfologica e orografica. E’ eccezionale perché coniuga due elementi della natura. Gli aspetti del paesaggio e gli aspetti naturali sono sicuramente di rilievo tant’è che il 5 settembre del 1967, la prima commissione a tutela delle bellezze naturali della provincia di Enna, impose, con il verbale n°4,  un vincolo di tutela paesaggistica proprio su Centuripe. Queste valenze paesaggistiche ( grazie al rispetto che sia il Programma di fabbricazione che il Piano Regolatore hanno avuto) ancora l’abitato li mantiene e sono degne di tutela. 


-                     -   Centuripe e i vincoli Archeologici

               L’enorme  patrimonio archeologico  monumentale di  Centuripe  rappresenta, per questa piccola  città  dell’entroterra della Sicilia  orientale,  una realtà d’eccezione; è stato interessato fin dal secolo scorso da acquisizioni da parte dello Stato, da acquisizioni da parte del demanio della regione  siciliana, mediante espropri  prefettizi  negli  anni ’60 del  secolo  scorso, e dalla apposizione,  dal 1990 in poi,  di  vincoli  diretti ed  indiretti da  parte  dell’Assessorato  ai Beni Culturali della Regione. 

Le aree archeologiche, cosiddette demaniali, oggi di competenza del medesimo servizio che gestisce anche il Museo Archeologico Regionale di Centuripe, sono nell’ordine Il Mausoleo Romano presso villa Corradino di proprietà comunale, le terme romane presso c/da Bagni di proprietà del demanio dello Stato, gli augustales di via Giulio Cesare, l’edificio denominato “panneria”, la cisterna romana e il mausoleo “dogana” in via napoli di proprietà del demanio della regione siciliana. 

       A fronte, però, di una carta archeologica dell’area urbana centuripina, che registra oltre cinquanta siti, sono solo sei i siti demaniali e cinque i vincoli archeologici che hanno ad oggetto Centuripe e i siti insistenti sul proprio territorio.

- Il Vincolo emanato con nota D.A. 2552 del 15 ottobre 1990 comprende l’area del Monte Calvario e della C/da Panneria. 



         Alla fine degli anni Ottanta, del secolo scorso, sono stati condotti una serie di scavi in detta contrada, dove la presenza di ruderi visibili e le notizie bibliografiche indicavano un notevole interesse archeologico.

La costruzione ellenistica con pitture, alle falde del Calvario, individuata casualmente da Paolo Orsi nel 1902 e poi indagata a più riprese, prima dalla Soprintendenza nel 1907 e poi dal Libertini nel 1926, oggi non è più visibile. Le pitture parietali e le terrecotte collocano le strutture intorno al 100 a.C. . E' anche vero che la pianta dell'edificio appare insolita per una abitazione privata; ma mancano i dati stratigrafici e lo scavo parziale ha restituito solo parte dell’edificio. 

A ovest del Calvario è stato individuato un tratto di muro di terrazzamento visibile per una lunghezza di circa 19 metri. La faccia è costituita da blocchi più o meno regolari ed ha uno spessore di circa un metro. Al muro è addossato un cortile con resti di pavimentazione in mattoni e una canaletta che conduce all'imbocco di una cisterna ancora integra.

Sempre al periodo ellenistico va ricondotto un muro di terrazzamento di cui si vede un lungo tratto; la parte inferiore è costruita a blocchi molto regolari; la parte superiore, a blocchi più grandi e meno regolari, non è chiaro se appartiene ad una fase successiva.

Circa cinquanta metri ad ovest è un altro tratto di muro di terrazzamento orientato come il precedente. Alla base è visibile un tratto di selciato. 

      Più a valle, a nord-est, è stata individuata la cosiddetta Casa delle Maschere indagata parzialmente. Questo ambiente era stato tagliato da un muro di terrazzamento moderno, e quindi la parte a monte si è conservata per un'altezza di quasi due metri. Le pareti sono rivestite di intonaco bianco, lo scavo dell'ambiente ha restituito larghi frammenti di lastroni, che facevano pensare al crollo del pavimento del piano superiore. Quindi, una casa disposta su diversi livelli. 

Più a est, dalla base di un muro di terrazzamento moderno fuoriesce un tratto di pavimento in signino con decorazione a meandro con tessere di marmo. Nella terrazza soprastante si fanno notare enormi pietre squadrate.

Nell'ambito di questo quartiere, si trova il monumento conosciuto con il nome di Panneria. Si tratta sostanzialmente di una cisterna. Attualmente è possibile vedere una grandiosa costruzione,  due muri ad angolo, realizzati con tecnica a sacco e rinforzati da pilastri. E’ possibile scorgere un pilastro di rinforzo anche sul muro orientale ancora sepolto. Questa serie di possenti pilastri non lascia dubbi sul fatto che si tratta di una struttura destinata a sostenere una spinta notevole. 

Allo stato attuale è chiaro che i pendii di contrada Panneria tra il III e il I secolo a.C. sono stati sede di un quartiere, con costruzioni di una certa importanza e disposte a terrazze, che si è allargato su un'area, che fino al IV secolo era occupata da una necropoli, per poi cessare dopo il I secolo a.C. . 

E’ certamente l’area con la maggiore densità di strutture visibili  del periodo ellenistico, soprattutto perché non è stata integralmente rioccupata da costruzioni in epoca moderna. Proprio perché custodisce presenze significative dell’antica Centuripe ellenistica, dovrebbe essere al centro di ulteriori attenzioni per le indagini archeologiche a venire. 

- Il vincolo D.A. 5103 del 26 febbraio 1992 è relativo alla C/da Carcaci nel territorio di Centuripe

         Presso la modesta altura del colle di Carcaci, compreso tra i fiumi Simeto e Salso, vi sono evidenti  segni di  frequentazione umana che  risalgono  addirittura  alla prima  età del bronzo   ( 2000 a.C. circa). A quota 260 mt. s.l.m. è stato localizzato un villaggio con resti di capanne, documentato da cospicui resti ceramici.  Adiacente al villaggio la relativa necropoli,  costituita da numerose tombe a forno scavate nella roccia. In epoca bizantina, venne innalzata una chiesetta, oggi parzialmente diruta. Ma è in epoca imperiale romana (II sec. a.C. - I sec. d.C),  che il sito vive momenti di notevole sviluppo e densità abitativa. La presenza di frammenti ceramici, connessi a strutture murarie, indica in modo inequivocabile,  l’esistenza di un insediamento consistente,  il cui carattere rurale è confermato dalla presenza di vasellame di medie e grandi dimensioni  e di macine litiche etc.

Tale insediamento assume una rilevante importanza, per la storia degli stanziamenti umani nel territorio dell'Alto Simeto nonché per la storia dell'utilizzazione agraria e delle forme produttive del territorio limitrofo alla Centuripe romana. Le ricerche topografico-archeologiche, finora condotte sul territorio nonché le fonti storiche e le testimonianze degli storici locali, indicano un bacino di densissima antica presenza umana, la cui rilevanza archeologica è ripetuta e confermata dal prospiciente sito del Mendolito con il rinvenimento di ceramica castellucciana e greco-indigena.

- Il D.A. n° 7808 del 29 ottobre 2007è relativo al Ponte Romano di Centuripe sito in contrada Paportello, di cui ci siamo già occupati in un precedente post di questo blog.


https://enzocastiglione.blogspot.com/2017/06/ilponte-romano-di-centuripe-i-resti-di.html

- Il D.A. n° 5563 del 17 marzo 2008 individua, nell’area centuripina, l’ ex Mattatoio comunale.


L'area tra l'ex Macello comunale e la vicina chiesa del Sacro Cuore di Gesù è nota da tempo nella bibliografia archeologica. G. Libertini dà un rapido accenno, parla di "abbondanti ruderi" e riporta una tradizione sulla presenza, in quel luogo, dell'antico convento dei Basiliani distrutto dai Saraceni nel secolo IX. Allo stato attuale sono visibili resti di un monumento archeologico, conservati per due piani (uno fuori terra e uno interrato). Lungo il viale di accesso all'ex macello è un muro con una serie di archetti. All'estremità orientale, addossati all'edificio del Macello, sono i ruderi di una piccola costruzione di pianta quadrangolare. In un attiguo cortile (l’ex canile municipale) si cammina sugli estradossi di due volte a botte affiancate. Evidenti resti di una volta a botte, a un livello superiore, sporgono dalla parete dell'attigua sacrestia della Chiesa del Sacro Cuore. I primi lavori di pulitura all'interno del cortile hanno consentito di evidenziare gli estradossi delle volte e di delimitare l'estensione dell'edificio verso sud.

In questa zona Jean Houel vedeva grandi muraglie e resti di arcate e registrava il ricordo di grandi ambienti a volta comunicanti l'un l'altro. Almeno due suoi acquerelli, conservati all'Ermitage, raffigurano questo monumento.

- Il D.D.G n. 2876 del 21 settembre 2020 individua, a sud del territorio centuripino e circa un chilometro a nord del fiume Dittaino,  la collina di Pietraperciata. 

      Il sito è di notevole interesse naturalistico e geologico, oltre che archeologico e prende il nome dalla sua particolare connotazione di roccia arenaria modellata ad alveoli dall'azione degli agenti atmosferici. Alla sua estremità sud-ovest sono state trovate le tracce di un insediamento del bronzo antico (2.200-1.400 a.C.). Ciò è documentato e i ritrovamenti effettuati recentemente in superficie, sono in parte esposti al Museo di Centuripe.


     Inoltre all'interno di una cavità rocciosa sono state scoperte incisioni rupestri riconducibili al periodo preistorico.


-  Centuripe e i vincoli storici ed etno-antropologici

Ad oggi l’unica struttura rurale, interessata da questa tipologia di vincolo, è il Fondaco Cuba, a ridosso dell'autostrada Catania - Palermo;

https://enzocastiglione.blogspot.com/2018/01/tra-valli-e-colline.html

questo non significa che non vi sia altro sul territorio centuripino. Anzi, basterebbe pensare alle grandi strutture rurali come la masseria aragona, di proprietà della famiglia Moncada, o la masseria c/o lo Sciarone del Duca, o ad altre strutture produttive tradizionali. Ma non è questo il punto.

- Conclusioni

Si avverte, quasi fastidioso, un certo scollamento tra gli enti preposti alla tutela del territorio e i beni che dovrebbero essere maggiormente attenzionati e tutelati con atti conseguenziali. Ultimamente sono state vincolate dall’Assessorato Regionale BB.CC.AA, addirittura, le stazioni ferroviarie di San Marco a Paternò e di Schettino, a novant’anni dalla loro costruzione; probabilmente ciò fa parte di un progetto a largo raggio della comunità che ne ha chiesto il vincolo. Il dramma è che importanti aree archeologiche centuripine, universalmente note già da oltre un secolo, aspettino ancora un  atto di tutela.

Un notevole contributo negativo va certamente attribuito alla capacità distruttiva ed autolesionistica dei centuripini. All’inizio degli anni  ’70 del secolo scorso, abbiamo buttato via un’intera area archeologica, la necropoli di piano capitano - gelso e l’adiacente complesso di fornaci ellenistiche integro ed invidiabile, però abbiamo un campo sportivo che il mondo sicuramente non ci invidia. Bastava trasportare lo sterro  proveniente dallo scavo della collina da un’altra parte e l’area archeologica sottostante si sarebbe conservata, invece di essere stata inesorabilmente sepolta e distrutta, senza dimenticare il contributo degli scarichi di inerti successivi.

La costruzione delle vecchie vasche per la depurazione delle acque fognarie che ancora oggi deturpano la vallata di c/da difesa, mai completate perché a quanto pare troppo vicine al centro abitato, ha danneggiato e compromesso i resti del sottostante quartiere ellenistico. Per non parlare dello sbancamento della collina, sul medesimo versante, sulla quale sono state costruite le palazzine IACP di via Genova. La terra, a mò di scarpata autostradale, ha sommerso una pendice, devastandola, che ospitava un'altro pezzo di città antica e antiche fornaci.

Abbiamo perso, solo in questi ultimi decenni anche un impianto di fornaci ancora integro in contrada due palmenti, tracce di insediamenti ellenistici a sud del centro abitato, tracce di impianti termo-idraulici di epoca ellenistica sulla pendice ad ovest di viale marconi, piccole tracce di insediamenti ellenistici e romani, qua e la nel paese, rimossi con leggiadra disinvoltura da mano pubblica e privata. Abbiamo addirittura cancellato importanti testimonianze, che qualcuno diligentemente aveva anche segnalato in pubblicazioni storiche, senza che nel frattempo fossero mai stati utilizzati strumenti noti per la tutela. Mah!

Fino a qualche decennio fa le perizie, predisposte dagli uffici della Soprintendenza di Enna, riuscivano a fare arrivare qualche fondo per la manutenzione dei siti extrademaniali:  il drenaggio a monte della fornace, sulla provinciale 41, i puntelli del muro argine presso il largo Taormina, le coperture sulla casa delle maschere e sulla tomba ipogeica della panneria, sono solo alcuni esempi. Purtroppo anche le perizie di impegno spesa ormai latitano; come se il patrimonio archeologico monumentale sia diventato ormai, di per sé, autoconservativo.

Ultimamente la cittadinanza, dimostrando carattere, ha avanzato proposta di tutela su una area bellissima del nostro territorio, Pietraperciata.  Ma Centuripe, considerata l’altissima valenza degli elementi storico-archeologici che possiede, non ultimo un Museo Archeologico Regionale di undicimila metri cubi e quattromila reperti, potrebbe e dovrebbe addirittura avanzare proposta d’istituzione di un parco archeologico. Inverosimile sarebbe continuare a crogiolarsi  in esasperanti attese di altrui (in)competenze.

Enzo Castiglione


mercoledì 19 giugno 2019

Il volto negato


Il volto negato

   1.    Quintus Pompeius Falco

Il personaggio protagonista, a sua insaputa, di questo scritto è un centuripino le cui gesta sono arrivate sino a noi, grazie alle epigrafi e ai documenti antichi che si sono salvati dalle distruzioni.


Gli studiosi sono riusciti a ricostruire diverse generazioni dei Pompeii Falcones; famiglia di cui fa parte Falco, sicuramente originaria di Centuripe e che a Centuripe ha lasciato abbondanti tracce del suo evergetismo. Molto probabile che anche i grandi mausolei funerari centuripini siano da collegare alla presenza di personaggi di questo livello.
Falco nasce nel 70 d.C. circa, ha un fratello maggiore, Prisco, ed è figlio di Sextus Pompeius Priscus e di Clodia Falconilla. Il padre è sicuramente un ricco proprietario terriero siciliano, con possedimenti anche nel nord Africa, mentre la madre proviene dalla gens Clodia di Hadrumetum, l’attuale città tunisina Susa.
Del fratello Prisco si sa poco, forse perché si occupò esclusivamente della amministrazione dei ricchi possedimenti della famiglia; Falco invece avrà una, a dir poco, brillante carriera militare e politica che gli consentirà di conoscere ben quattro imperatori romani, di cui un paio anche amici. Egli inizia la carriera militare come tribuno; ma solo dopo la prima campagna dacica come legatus legionis, nel 102 d.C., al termine della quale ottiene dall’Imperatore Traiano alcune ricompense militari, la sua vita e la sua carriera prenderanno una diversa piega. In questo periodo sposa Sosia Polla e diviene genero di Quinto Sosio Senecione, uno dei più stretti collaboratori dell'imperatore, ed entra nella ristretta cerchia degli uomini di fiducia di Traiano.
Diviene quindi governatore della Licia e Panfilia e poi della Giudea. All’inizio dei lavori della Via Traiana gli viene affidato l'incarico eccezionale di Curatore. Nel 108 diviene console sostituto; quindi gli viene affidato il governo provinciale della Mesia Inferiore. Nel 117, alla morte di Traiano, Adriano, coetaneo e amico di Falco,  diventa imperatore; nasce nel medesimo anno il figlio di Falco. Nel 118 viene nominato governatore della Britannia. Nel 122, ultimo suo anno di governatorato, la Britannia fu visitata dall'imperatore Adriano, che ordinò riforme nell'isola e la costruzione del vallo, il cui tracciato era stato già supervisionato da Falco.
Nel 124 infine è proconsole d'Asia, durante questo incarico muore la moglie  e Falco, dopo il 129, si ritira a vita privata nella sua villa in campagna, a sud-est di Roma a nord di Frascati, in un luogo chiamato ancora oggi Monte Pompeo, dove si dedica, tra le altre cose, all'orticoltura. Nel 140 l’Imperatore Antonino Pio accompagnato dal giovane e prossimo imperatore Marco Aurelio gli fanno visita per chiedergli consigli sulla conquista definitiva della Britannia, compresa la Caledonia; si racconta che fossero molto incuriositi dai suoi pregevoli alberi che producevano, innestati su un unico tronco, diversi frutti, da lui definiti una Catachanna.

   2.    Quintus Pompeius Sosius Priscus

Dopo la morte di Falco, avvenuta nel 146 circa, Il suo unico figlio Sosius Priscus nel 149, in base al suo cursus honorum di tutto rispetto, recuperato da un paio di iscrizioni non centuripine, diventa console ordinario. Per i personaggi di alto rango era una regola sponsorizzare nella città d’origine la costruzione di edifici pubblici dedicati all’imperatore. Le carriere politiche si costruivano anche con questi gesti propagandistici. E’ il caso dell’edificio degli Augustales di Centuripe in base alle iscrizioni che da li provengono.


Ed è proprio Sosius Priscus, il dedicante di una serie di statue che riguardano personaggi della propria famiglia e personaggi della famiglia imperiale; nonché il finanziatore dell’ operazione di miglioria sul monumento e la scelta di farlo proprio a Centuripe non è casuale.
Tra le statue esposte nel locale museo archeologico regionale, ad appena trenta metri di distanza dal luogo del rinvenimento, spicca quella virile togata che, per i rotoli che servono anche da sostegno, è attribuibile ad un personaggio con carica pubblica.


Inoltre la statua non ha l’alloggiamento per la testa, ma è stata prodotta con un ritratto a se stante, forse unico. Le caratteristiche stilistiche, inoltre, la collocano alla metà del II secolo. Le epigrafi ritrovate nello stesso complesso fanno riferimento ad alcuni personaggi della famiglia dei Pompeii Falcones: la figlia Sosia, lo zio, il padre e la nonna paterna di Sosius Priscus. Un piccolo frammento di epigrafe fa riferimento a Traiano, potrebbe essere ingenuo sostenerlo, ma Falco ne era il Curator [via] E– TRAIA [nae] come abbiamo visto.


 Ma, a prescindere dalla corretta lettura di questa epigrafe, probabile che questa statua sia proprio quella dedicata a Falco, cioè il personaggio che, senza ombra di dubbio, ha rappresentato l’aggancio ai vertici della politica dell’impero per la famiglia dei Pompeii Falcones.

   3.    Il volto negato

Nell’anno 2000, in seguito al trasloco dei reperti dai magazzini dell’antiquarium di Centuripe ai magazzini del nuovo museo archeologico, una revisione del materiale in deposito consentì la scoperta di un interessante frammento marmoreo;  era in pratica l’anello di congiunzione tra la base del collo di questa statua virile e la parte superiore di una testa.


Si tentò, nell’immediato, una prima ricostruzione grafica del volto sulla statua a corredo dell’impianto espositivo del museo.


Nell’autunno del 2001, fui coinvolto a partecipare ad una veloce escursione al museo archeologico di Lentini autorizzata dalla Soprintendenza di Siracusa. Il museo di Lentini, in quegli anni, era chiuso per lavori, ma al direttore del museo di Centuripe nonché ai suoi accompagnatori non si poteva negare una visita “scientifica”. Era giunta voce che nei depositi di quel museo si trovasse qualche reperto pertinente  a remoti ritrovamenti centuripini. Il primo reperto che venne  fuori dal magazzino era un rilievo frammentario di terracotta con atleta, di cui si erano perse le tracce, ed era riconducibile ad un trittico in terracotta scoperto in una tomba di contrada Addolorata nel 1951.


Il secondo reperto, che ci fece letteralmente sobbalzare d’incredulità e di meraviglia, era un frammento di marmo, che dal naso all’orecchio sinistro, raffigurava un volto ormai famoso a noi addetti ai lavori del museo di Centuripe. 


Entrambi i reperti, immediatamente dopo i ritrovamenti, erano stati fotografati a Centuripe dal Prof. Rizza, quando ancora sporchi di terra. Lo attestano i  fotogrammi del rullino che precedono e seguono le foto del frammento e riguardano gli scavi presso gli Augustales di Centuripe. Ma per strane traversie, sicuramente la difficoltà o l’impossibilità di depositarle in quei giorni presso i magazzini dell’Antiquarium di Centuripe, erano stati provvisoriamente  portati al museo di Lentini.
Non dobbiamo dimenticare che il Prof. Rizza in quegli anni si occupava di ricerche archeologiche in entrambe le due città. Per un motivo o l’altro, dopo alcuni decenni si erano persi i ricordi e con essi le tracce di quel deposito provvisorio.


Negli anni successivi si era tentato addirittura di ricostruire il volto di quel personaggio con una integrazione che faceva riferimento alle foto del frammento smarrito, ma i risultati non dovettero essere soddisfacenti e si lasciò perdere.
 Le documentazioni fotografiche storiche, che nel frattempo sono state diffuse,in alcune pubblicazioni, fugano inesorabilmente qualsiasi dubbio sulla provenienza di quei reperti.
Ma torniamo al nostro frammento. Preso alla sprovvista non avevo idea di come fissare su carta qualche veloce schizzo del reperto; la fortuna volle che, dal cassetto di una vecchia scrivania del museo, spuntò infine un mozzicone di matita che mi permise di stilare uno scarabocchio estemporaneo in seguito rielaborato graficamente.


Quel volto, adesso, cominciava ad assumere un aspetto ancora più intrigante. La speranza nell’immediato fu che il frammento rientrasse definitivamente al museo di Centuripe. Iniziò infatti, da li a poco, uno scambio epistolare tra gli enti: richieste, dubbi, chiarimenti etc.. con i contributi del Soprintendente di Enna  e del Dirigente Generale dei BB.CC.AA. di allora, che diedero in un certo senso il via libera; infine dopo quattro anni, nel 2005,  tutto tacque senza che si fosse arrivati purtroppo ad alcun risultato!
Il museo di Centuripe, nel frattempo, ha acquisito lo status di museo regionale; in questi anni un nugolo di esperti è transitato per i suoi ambienti, senza poter o voler apportare contributi decisivi. Ci si è confortati, a tempo perso, con tentativi vari di ricostruzioni del volto di questo personaggio, che però non hanno sgombrato il campo dall’amarezza che solo i danni dei tombaroli e della burocrazia lasciano provare.
Perché questo volto è importante per il museo di Centuripe e per i centuripini? Forse perché è l’unico ritratto esistente di Q. Pompeius Falco! La valenza storico - archeologica è altissima, ed è certo che finchè il frammento di Lentini  non rientra al museo archeologico regionale di Centuripe e non si avvia il dovuto restauro dell’intero ritratto, ci dovremo accontentare solo di provvisorie e tristi ricostruzioni grafiche, e di convivere con il rammarico di una identità negata.
                                                                                                                 Enzo Castiglione



Bibliografia breve:
-         Prosopographia – Imperii Romani – saec I. II. III
-         G. Rizza (a cura di) , Scavi e ricerche a Centuripe (Palermo 2002)
-         R. P. A. Patanè - Impero di Roma e passato troiano nella società del II secolo (Roma 2011)
-         G. Biondi, S. Rizza - Centuripe Guida ai Monumenti di età imperiale romana (Catania 2017)
-         G. Libertini, Centuripe. Nuove indagini sulle costruzioni presso il mulino Barbagallo,
in notizie Scavi 1953.

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