domenica 25 settembre 2022

Crocus Centuripensis

 

Crocus  Centuripensis

Oro rosso di Sicilia


Scritti antichi danno notizia della coltivazione dello zafferano in Sicilia già in età greco-romana.  Particolarmente rinomato era quello di  Centuripe, impiegato tanto nel campo medico che della profumeria.  I Romani lo importavano infatti da lì, oltre che dalla Licia e dalla Cilicia.

Per calmare congiuntivite e infezioni oculari di vario genere, venivano utilizzati colliri a base di olio di zafferano, mentre tra i profumi più raffinati e costosi  vi era il “krocinon”. Il filosofo e botanico greco antico Teofrasto riferisce che il “krocinon” si otteneva, come quello di giglio, dai fiori lasciati in macerazione nell’olio. Si trattava di una fragranza intensa, impiegata sia come profumo per la persona (ovviamente chi poteva sostenerne il costo), sia mescolato a olio di mirra nei banchetti. Il delicato profumo, rilasciato dai due oli, rendeva ancora più gradevole l’atmosfera del simposio.

Lo zafferano, spezia preziosa e ricercata, è ottenuto dall’essicazione dei pistilli del croco, un minuscolo fiore diffuso in diverse terre che si affacciano sul Mediterraneo. Lo chiamano ancora l’oro rosso e il costo elevato del prodotto, così come il prezioso metallo, è dovuto ai tempi ed ai costi di raccolta e produzione. L’utilizzo costante potrebbe rappresentare un investimento per la salute; è infatti un antiossidante, un antitumorale e antidepressivo.


Una scheda della pianta del croco viene tramandata da Plinio il Vecchio che, nella sua  Naturalis Historia, scrive quanto segue:

Tra i tipi di zafferano, quello selvatico è il migliore….. Il primo posto per rinomanza spetta a quello della Cilicia, e lì in particolare a quello del monte Corico, poi a quello licio del monte Olimpo, poi a quello di Centuripe in Sicilia.

Una preziosa testimonianza, sulla coltura del croco e dello zafferano a Centuripe, la troviamo nella pubblicazione del 1777,  ad opera di Domenico Sestini, “Descrizione di  vari prodotti dell’isola di Sicilia..”. Sestini, già protagonista e descrittore di una sua visita a Centuripe nel 1776, a quanto pare era interessato nei suoi viaggi non solo agli aspetti archeologici e numismatici degli antichi luoghi, ma anche agli aspetti botanici del territorio.

Alla coltivazione del croco e dello zafferano, con particolare riguardo per quello centuripino, Sestini dedica l’intero capitolo XIV della pubblicazione citata, con dovizia di particolari sulle fasi della coltivazione e alcune disinteressate proposte, al fine di incentivarne la produzione.






La coltivazione dello zafferano rappresenta quindi una antica tradizione in Sicilia. Ultimamente uno studio del 2007, dell’Università di Catania, sulla reintroduzione della coltivazione della spezia, ha innescato in Sicilia una numerosa serie di iniziative imprenditoriali, sia di singoli produttori che cooperative.

La coltivazione che si adatta a terreni sciolti e poveri, le limitate esigenze nutrizionali, la fioritura autunnale, rendono lo zafferano adatto ad una valida alternativa colturale nelle aree della collina interna siciliana, dove è difficile reperire anche l’acqua per l’irrigazione.

 In questi ultimi anni la coltivazione del croco è ripresa anche a Centuripe, grazie a coraggiosi imprenditori. L’augurio è che, parimenti alle attività imprenditoriali, il prodotto possa riconquistare il ruolo che aveva acquisito nei tempi antichi.

                                                                                                            Enzo Castiglione 


Breve bibliografia:

- Teofrasto da Ereso, Sugli odori – IV-III sec. A.C.;

- Plinio il Vecchio, Naturalis Historia – I sec.d.C.;

- Domenico Sestini, Descrizione di  vari prodotti dell’isola di Sicilia etc…, 1777;

- Sebastiano Interlandi -  Aspetti agronomici innovativi dello zafferano in Sicilia – Tesi di laurea;

- Giuseppe Squillace, I balsami di Afrodite. Medici, malattie e farmaci nel mondo antico, 2015;












sabato 12 marzo 2022

Un'antica struttura da decifrare

 

Un’antica struttura da decifrare

1 – La scoperta

Nell’agosto del 1996 a Centuripe presso un cantiere per la costruzione di un edificio per civile abitazione in via M. Rapisardi, lo sbancamento dell’area fu interessato da una frana causata da un acquazzone estivo e dal successivo dilavamento della pendice soprastante il cantiere.

Nell’immediato sopralluogo congiunto che ne seguì, del comune e dei proprietari, si poté constatare che i resti affioranti erano sicuramente elementi strutturali di notevole interesse archeologico.  Ad una decina di metri di alzato, dalla quota stradale antistante, si distinguevano chiaramente due archi in mattoni che si aprivano nella roccia. Il  notevole dislivello e la distanza, dal punto di osservazione, non ne consentirono, però, una immediata ispezione ravvicinata. Ovviamente, finché l’edificio in  costruzione non salì di quota non fu possibile avvicinarsi, si tenne però in debita considerazione il costante monitoraggio dell’area. Nei primi di dicembre del medesimo anno, finalmente si erano create le condizioni per esaminare da vicino la struttura. La Soprintendenza di Enna era stata, sin da agosto, avvisata e coinvolta negli avvenimenti legati alla rivelazione fortuita del manufatto. Infine, l’intervento della Sezione Beni Archeologici della Soprintendenza, supportata dal comune in un sopralluogo congiunto, il  successivo 23 dicembre, permise finalmente una osservazione ravvicinata della struttura che si attestava sicuramente in età ellenistico-romana. 

2 – Breve descrizione

 L’arco in mattoni a sinistra, per chi osservava, celava la presenza di un forno la cui apertura di circa 45 cm. sul fronte esterno, consentiva di scrutarne la camera interna. Il piano d’appoggio, all’interno del forno, aveva un diametro di circa un metro e sessanta e si presentava in condizioni ottimali con la base perfettamente liscia, livellata ed integra, così come tutta la struttura nel suo insieme.  La calotta sferica del forno era alta al centro circa un metro; al centro della sommità e, in basso, sulla parete verticale erano ben visibili bocchettoni in terracotta che, attraversando lo spessore dei muri, consentivano al calore prodotto, quando il forno era in uso, di sfiatare, di irradiarsi o di essere ventilato da quelle parti.

Schizzo Planimetrico

Nell’area immediatamente antistante, a quota inferiore di circa 90 cm rispetto al piano del forno, sopravviveva la striscia di un pavimento e su di esso si trovavano accumulati frammenti di intonaci di vari colori.

Frammenti intonaci

L’arco in mattoni a destra, leggermente più stretto, occludeva una galleria di servizio, larga circa mt. 1,20, di cui non si riusciva a scrutare l’intero sviluppo; il tratto visibile, sulla parete a sinistra ed a una quota più alta  rispetto al piano di calpestio della medesima galleria, era percorso da un alveo largo circa mezzo metro nella quale erano alloggiati in sequenza enormi tegoloni, lunghi 86 cm. e larghi cm. 0,41/0,31, nella quale doveva in origine scorrere acqua; sulla medesima parete era visibile il bocchettone che si dipartiva dal forno adiacente.

Schizzo Sezione

3 – Ipotesi e congetture

Quindi un impianto per produrre calore, accostato ad una galleria per la presa dell’acqua scavata in perpendicolare nella collina retrostante, ed una condotta per addomesticare le acque.  Queste notevoli e interessanti strutture, che risultano posizionate, come in un gioco ad incastro, tra ambienti posti alle  quote più diverse, si prestano però a diverse ipotesi di destinazione d’uso: una fornace da vasaio? Un impianto di riscaldamento appartenente ad una ricca dimora o ad un modesto edificio termale? O semplicemente un forno da panificio accessoriato?

Ipotesi 1- La fornace di un ceramista, ha caratteristiche costruttive molto diverse, rispetto a questa tipologia di forno. La fornace del vasaio, oltre ad essere considerevolmente più grande, deve necessariamente avere la camera di combustione in basso, ed il piano di posa è una vera e propria griglia che permette alle elevate temperature di essere permanentemente quasi a contatto con i manufatti in argilla da cuocere.  

Ricostruzione di una fornace  verticale - A. Cagnana

A Centuripe l’alto numero di fornaci ellenistiche ha contribuito alla fama delle terracotte centuripine. Le fornaci dei vasai erano inoltre dislocate ai margini dell’abitato, raggruppate in veri e propri quartieri artigianali.

Ipotesi 2 - Il praefurnium era un grande forno in cui si produceva aria calda ad altissima temperatura e serviva a riscaldare l'ipocausto; inventato dai greci ma perfezionato dai romani, era un sistema di riscaldamento ad irradiazione che consisteva nel fare circolare aria calda nelle intercapedini dei pavimenti e delle pareti degli ambienti da riscaldare. Solitamente l’ipocausto era a diretto contatto e quasi sempre alla medesima quota del praefurnium

In questo nostro caso sono presenti solo due  bocchettoni in terracotta, dal diametro di circa una decina di centimetri. L’unico bocchettone al centro della volta  difficilmente avrebbe potuto soddisfare un ipocausto di qualche ambiente soprastante il forno. Altrettanto difficilmente un solo bocchettone avrebbe potuto scaldare l’acqua, che scorreva nella condotta retrostante e che era direzionata verso gli altri ambienti individuati alle quote sottostanti.

Una eventuale variante a questa ipotesi, ma non c’è alcun elemento per convalidarla, potrebbe essere la presenza nella parte posteriore o nascosta della struttura, di una riserva d’acqua che consentiva all’acqua di sedimentare e, a contatto con il forno, di essere scaldata prima di scaturire nell’edificio sottostante. Un vero e proprio boiler.

Ipotesi 3 - Forse l’ipotesi più plausibile, per queste strutture a prima vista enigmatiche,  è quella di un forno domestico o pubblico per la produzione di pane e l’approvvigionamento, a fini privati o pubblici, di acqua, attraverso una sorgente d'acqua captata nella roccia.

In questo caso i due soli bocchettoni visibili nel forno sarebbero serviti, in basso, a ventilare la fiamma ed, in alto, a consentire la fuoriuscita dei fumi durante la combustione del legno e la cottura del pane.

4 – Indagini ulteriori

Il dislivello tra il viale Marconi e il sottostante viale Leopardi sfiora i quaranta metri; diventa pressoché impossibile indagare quel che resta del pendio soprastante gli archi, data la pendenza pericolosa e gli spazi angusti in cui operare. Per avere una qualche ulteriore risposta, le indagini, oltre che indagare la presente struttura in modo più approfondito, potrebbero essere allargate all'area limitrofa a sud, dove sono stati individuati resti di abitato antico, tra cui un tratto di pavimento in cocciopesto, spesso complessivamente oltre 30 cm., ed un antico muro, già visibili nel taglio dello sbancamento dell’area edificata. Questo versante, immediatamente ad ovest della città, era costituito da un pendio con larghe terrazze, come si evince dalle foto panoramiche ed aeree del secolo scorso, che sono poi state sconvolte dagli sbancamenti per la costruzione di nuovi alloggi residenziali; ma, prima di questo importante ritrovamento, era difficile ipotizzare che, a parte la risaputa galleria di attraversamento della città, anche su questo versante della Centuripe ellenistico-romana insistesse una qualche forma di organizzazione urbanistica ed antichi edifici a terrazze. Ulteriori indagini potrebbero concretamente rivelare la destinazione d’uso delle strutture affiorate e le caratteristiche degli edifici antichi presenti su quell’area; una ottima occasione per aggiungere qualche altra tessera alla storia ed alle caratteristiche dell’antica Centuripe. 

                                                                                                                Enzo Castiglione

giovedì 29 aprile 2021

Ottaviano Augusto da Centuripe

 Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto da Centuripe


        1 - Il ritrovamento

Gli anni ’20 del secolo scorso sono stati testimoni, per l’archeologia centuripina, di vari avvenimenti; forieri, per certi versi, di ciò che sarebbe successo nei decenni successivi. In particolare, nel 1926 viene pubblicato “CENTURIPE” una pregevole monografia di Guido Libertini che fa il punto sulla Centuripe archeologica. Sempre nel 1926 la Reale Soprintendenza di Siracusa, intraprende ricerche ed indagini archeologiche nella pendice sottostante la “corsa dei cavalli”, che Libertini aveva segnalato come "molto interessante" nella sua pubblicazione. L’avvenimento, che aveva comportato lo smantellamento della strada sterrata che consentiva l’ingresso al paese, era stato motivo di scontri e dissapori tra il Comune di Centuripe e la medesima Soprintendenza. Finalmente, durante il 1938, si stava provvedendo alla costruzione di quel tratto di strada sorretta da piloni e arcate. Il 30 aprile, lo scavo di fondazione a mano, del primo pilone, era già arrivato a completamento, quando uno degli operai, Peppino Senfett, fu colto da spavento più che da meraviglia per ciò che gli si presentava davanti agli occhi; il manufatto rovesciato infatti dava l’impressione che quelli fossero proprio i resti di un cadavere. Dopo lo spavento ovviamente sopraggiunse immediato lo stupore e la gioia della scoperta, ritornava alla luce uno dei ritratti più belli, che si fossero mai visti, del primo imperatore romano: Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto!


La scoperta, d’altronde, non era altro che la riconferma di quanto l’area archeologica non avesse già rivelato. Già i rinvenimenti del 1926, avevano relazionato i resti dell’antico edificio con personaggi della famiglia Giulio-Claudia, e, il culto della memoria di Augusto era già stato testimoniato dalla scoperta di una epigrafe frammentaria, relativa a un IIII VIR AUGUSTALIS. 
Gli antichi vincoli di amicizia tra Centuripe e Roma erano noti fin dai tempi dell’occupazione romana dell’isola, ed i sentimenti per Roma erano riconosciuti con espressioni di fedeltà estrema; così come è nota la simpatia che Cicerone avesse per questa città della Sicilia, da lui definita “totius Siciliae multo maxima et locupletissima”. Anche i rapporti tra Centuripe e l’imperatore dovettero essere altrettanto profondi ed amichevoli. Da Strabone sappiamo che i centuripini avevano sostenuto Ottaviano nella sua campagna di Sicilia contro Sesto Pompeo, per cui la loro città fu restaurata insieme a Catania e a Siracusa. La presenza di notevoli monumenti di quel periodo a Centuripe, attestano le parole del geografo.
Purtroppo, malgrado le forti opposizioni e le resistenze della comunità centuripina,  che aveva cercato in tutti i modi di bloccare la partenza del reperto, e malgrado fosse già stato fondato l’Antiquarium Comunale, le istituzioni, con il Ministro in testa, decisero, all’epoca, di trasferirlo a Siracusa.

2 – Celebrazioni per il Bimillenario della nascita di Augusto

Per capire fino in fondo cosa rappresentasse, nel 1938, quella scoperta e quel ritratto marmoreo per Centuripe, è necessario contestualizzare il ritrovamento tra gli avvenimenti e le celebrazioni che il regime stava effettuando da qualche anno sul suolo patrio. La figura del princeps Augusto da sempre era stata oggetto di interesse storico e politico nei secoli. Fu, però, durante il regime fascista che Augusto divenne un mito!

Mussolini non amava particolarmente Augusto, era lo zio di Augusto, Giulio Cesare, il suo eroe. E di fatto, nei primi anni del fascismo, di Augusto si parlò poco. Solo dopo la conquista dell’Etiopia e la  proclamazione dell’Impero, cominciò a manifestarsi l’interesse per l’altro grande fondatore di impero. Il 1937 coincideva proprio con i duemila anni dalla nascita di Augusto, il bimillenario augusteo! Il regime quindi inizio a diffondere l’idea che l’avvento del fascismo era l’inizio di un’epoca che faceva rivivere lo splendore dell’epoca romana.  La vicenda politica e la persona di Augusto vennero assorbiti dalla propaganda di regime; furono recuperati storia e simboli dell’antica Roma e dell’imperatore padre dell’impero, si mirava a creare una matrice culturale da utilizzare per accattivarsi le simpatie del popolo. Venne risistemata per l’occasione l’area del Mausoleo di Augusto, fu ricollocata l’Ara Pacis. Si inaugurò la Mostra Augustea della Romanità. Si pubblicarono varie raccolte di saggi su Augusto, si svolsero importanti convegni.



Ai festeggiamenti sfarzosi, in occasione del bimillenario, furono chiamati a parteciparvi tutti i classicisti dell’epoca che si affrettarono a scrivere pagine di argomento augusteo appena Augusto venne posto come oggetto di culto. Tema principale dei festeggiamenti, ovviamente, era il parallelismo tra i due condottieri: il princeps Augusto e il duce Mussolini. Emblematica, durante i festeggiamenti, fu anche la mostra augustea della romanità organizzata tra il 1937-1938. La mostra, che si tenne sotto la supervisione dell’archeologo Giulio Quirino Giglioli, si poneva l’obiettivo di creare un legame tra la storia passata di Roma e il presente e rafforzare la combinazione Mussolini-Augusto.

    Selezione di francobolli celebrativi del bimillenario Augusteo

Un ulteriore evento, il V Congresso nazionale di studi romani, si teneva a Roma proprio in quei giorni, tra il 24 ed il 30 aprile 1938; e da li a poco si sarebbe celebrato il Convegno Augusteo del 23-27 settembre 1938.
Da ciò si percepisce come i centuripini si ritenessero baciati dal destino e segnati da quel ritrovamento. Immaginiamo quindi l’esplosione della rabbia per l’esproprio del ritratto marmoreo, che era stato perpetrato ai loro danni. La nemesi della storia, come sappiamo, ha in parte vendicato il torto subito dai centuripini: mentre l’impero creato da Augusto durò secoli, quello voluto e osannato da quest'ultimo regime durò solo pochi anni. 

3 – Descrizione e confronti

Il ritratto centuripino è realizzato in marmo bianco a cristalli grandi, alabastrino; misura alt. mass. 38cm; largh. 25cm; prof. 24,5cm;  testa (sommità del capo - mento) 27cm.. Si conservano per intero ed in buono stato la testa ed il collo, a parte alcune leggere abrasioni  sulla punta del naso, sulle ciocche della calotta cranica, in particolare nella parte inferiore del lato posteriore, che risulta per intero grossolanamente sbozzata ed incisa. Si conserva anche il taglio netto in diagonale verso  l’interno della scapola destra,  funzionale all’alloggiamento in una statua od un busto, innesto di cui manca l’intera porzione inferiore.


Siracusa, museo archeologico regionale P.Orsi (inv.50698)

Gli occhi hanno diversa larghezza. La testa dell’imperatore volge a destra con una contrazione vigorosa e spessa dei muscoli del collo, che trasmettono una certa tensione dinamica, assecondata dalla leggera inclinazione a destra del capo. L'aspetto eccessivamente levigato e trasparente del volto, contrapposto alla massa più ruvida dei capelli, è una caratteristica stilistica dell'epoca in cui questa testa è stata realizzata; le puntuali osservazioni iconografiche vanno quindi riferite al prototipo, al ritratto che è stato utilizzato come modello per l'Augusto da Centuripe. La capigliatura è resa col sistema di tracciare il disegno generale delle ciocche, e nella frangia sono tracciate sottili incisioni. Interessanti osservazioni tecniche sono possibili nella parte posteriore della capigliatura, meno rifinita (chiaramente perché non in vista). 
E’ probabile che il ritratto centuripino di Augusto sia la copia di qualche ritratto di età giulio-claudia eseguita forse in epoca adrianea. Il ritratto è stato identificato fin dalla sua prima pubblicazione come uno degli esemplari più fedeli al modello di Prima Porta, anche se sono stati individuati altri elementi riconducibili a diversi tipi di ritratti del principe e si è infatti parlato di opera di stile eclettico da riportare alla maturità di Augusto.

 Un altro parallelo storico è con il bel ritratto proveniente da Arsinoë nel Fayum oggi conservato a Copenhagen, rispetto al quale sembrano indubbie alcune assonanze, in particolare la costruzione della fronte, la fisionomica dei tratti del viso e punti comuni di distanza dal modello.
In realtà però può risultare abbastanza evidente come l’esemplare centuripino mostri alcuni particolari formali e tipologici apparentemente in contraddizione tra di loro, particolari che tendono ad allontanarlo parzialmente da questi due ritratti, dai tagli netti e metallici, ed ad avvicinarlo proprio ad alcune evoluzioni posteriori della ritrattistica augustea. Complessivamente gli esemplari che mostrano uno schema frontale della chioma maggiormente simile sono la statua di Mérida, l’esemplare da Arsinoë e l’Augusto di Via Labicana.

4 – I tempi sono maturi per il ritorno a casa ?

Nel settembre 2011, il ritratto di Augusto ritornò a Centuripe, ma solo per un prestito temporaneo di qualche mese; la sua presenza, presso il nuovo Museo Archeologico Regionale di Centuripe, fece registrare un aumento considerevole di visitatori.

                               

                                                        Centuripe, 19 settembre 2011

Oggi il ritratto Augusteo è ancora decontestualizzato, così come gli altri ritratti provenienti dal sito centuripino degli augustales, dal gruppo scultoreo di appartenenza che si trova esposto nel Museo centuripino; ed è triste constatare come esso sia ancora abbandonato e senza alcuna valorizzazione, presso i magazzini del Museo Archeologico Regionale di Siracusa. Ci si augura, nel rispetto del suo originario ritrovamento e della sua provenienza, che venga concesso l’affido per una futura e lunga permanenza presso il Museo Archeologico Regionale di Centuripe. Anche per una sorta di risarcimento morale nei confronti di questa città, che ha subito negli ultimi due secoli saccheggi ed espoliazioni, non solo attraverso scavi di frodo, ma dalle scelte delle istituzioni che si sono adoperate per un ulteriore impoverimento della città. 
Durante gli scavi archeologici del 1907, in contrada Casino, Paolo Orsi si impegnava ad acquistare la collezione Mammana, poi acquisita dal Museo di Siracusa; inoltre i reperti provenienti dagli scavi di centinaia di tombe dal 1907 al 1911 e poi ancora nel 1918 e nel 1932 sono stati nel contempo attribuiti al Museo di Siracusa. La sottrazione di beni “per forza maggiore” è andata avanti, anche negli anni ’20 del secolo scorso, malgrado la istituzione a Centuripe di un Antiquarium; infatti i materiali acquistati da Biondi Antonino nel 1932 e i  ritrovamenti presso il sito degli augustali nel 1938, nonché i corredi di sessantuno sepolcri scavati da Bernabò Brea nel 1942, sempre in contrada Casino, hanno continuato ad arricchire la collezione del museo siracusano.  Un danno irreversibile al patrimonio archeologico di questa cittadinanza, che ricordiamolo era iniziato addirittura nel Settecento ad opera di Ignazio Paternò Castello Principe di Biscari; egli fece rivoltare i terreni centuripini alla ricerca di “oggetti belli” confluiti nella sua pregevole collezione, in buona parte donata al Comune di Catania e in parte acquisita dal medesimo ente. Anche qualche museo della nostra regione può vantare reperti centuripini provenienti da acquisizioni pervenute “allegramente” dal mercato antiquario. Ultimamente, addirittura, una sentenza del Tribunale di Enna assegnava parte del materiale proveniente da un sequestro, alla AAPIT di Enna; l’ente provinciale che è poi stato assorbito dal Servizio Turistico Regionale. Sarebbe interessante verificare, che fine abbiano poi fatto, quelle 100 tanagrine, ritenute da un accertamento peritale false (?!) e assegnate nel 2002 alla ex AAPIT (Azienda Autonoma Per l’Incremento Turistico di Enna).

Cesare Ottaviano Augusto,  come sappiamo dalle fonti storiche, è stato protagonista ed emblema della rinascita per l’antica Centuripae; siamo convinti che l’eventuale ed auspicabile affido al Museo, anche attraverso la possibilità di un prestito a lungo periodo, accompagnato da una decisiva campagna di comunicazione e promozione, possa ancora rappresentare una rinascita per la città e un ulteriore impulso alla valorizzazione del suo straordinario patrimonio storico-archeologico, dalla decadenza inesorabile a cui appare destinato. 
                                                                                                             Enzo Castiglione


giovedì 6 agosto 2020

Centuripe e i Vincoli

 

Centuripe e i Vincoli

“I vincoli sono limitazioni alla libera utilizzazione di una proprietà privata. In ambito urbanistico i vincoli possono spaziare dalla semplice limitazione dello ius aedificandi, in questi casi la proprietà del bene rimane al privato e non è previsto il pagamento di alcun genere di indennità, alla completa espropriazione del bene da destinare a funzioni di pubblico interesse, quindi  il passaggio forzato del diritto di proprietà dal privato cittadino allo Stato o alla Regione a seguito di un adeguato indennizzo.”

-  Centuripe e il vincolo paesaggistico 


  L’impianto urbanistico centuripino è sicuramente un elemento di novità rispetto agli altri comuni dell’ennese e forse della Sicilia. Ha un impianto tipologico unico rapportato agli altri comuni; questo suo impianto di natura zoomorfica, nasce essenzialmente per adattarsi spontaneamente a questa sua particolare collocazione geografica che è morfologica e orografica. E’ eccezionale perché coniuga due elementi della natura. Gli aspetti del paesaggio e gli aspetti naturali sono sicuramente di rilievo tant’è che il 5 settembre del 1967, la prima commissione a tutela delle bellezze naturali della provincia di Enna, impose, con il verbale n°4,  un vincolo di tutela paesaggistica proprio su Centuripe. Queste valenze paesaggistiche ( grazie al rispetto che sia il Programma di fabbricazione che il Piano Regolatore hanno avuto) ancora l’abitato li mantiene e sono degne di tutela. 


-                     -   Centuripe e i vincoli Archeologici

               L’enorme  patrimonio archeologico  monumentale di  Centuripe  rappresenta, per questa piccola  città  dell’entroterra della Sicilia  orientale,  una realtà d’eccezione; è stato interessato fin dal secolo scorso da acquisizioni da parte dello Stato, da acquisizioni da parte del demanio della regione  siciliana, mediante espropri  prefettizi  negli  anni ’60 del  secolo  scorso, e dalla apposizione,  dal 1990 in poi,  di  vincoli  diretti ed  indiretti da  parte  dell’Assessorato  ai Beni Culturali della Regione. 

Le aree archeologiche, cosiddette demaniali, oggi di competenza del medesimo servizio che gestisce anche il Museo Archeologico Regionale di Centuripe, sono nell’ordine Il Mausoleo Romano presso villa Corradino di proprietà comunale, le terme romane presso c/da Bagni di proprietà del demanio dello Stato, gli augustales di via Giulio Cesare, l’edificio denominato “panneria”, la cisterna romana e il mausoleo “dogana” in via napoli di proprietà del demanio della regione siciliana. 

       A fronte, però, di una carta archeologica dell’area urbana centuripina, che registra oltre cinquanta siti, sono solo sei i siti demaniali e cinque i vincoli archeologici che hanno ad oggetto Centuripe e i siti insistenti sul proprio territorio.

- Il Vincolo emanato con nota D.A. 2552 del 15 ottobre 1990 comprende l’area del Monte Calvario e della C/da Panneria. 



         Alla fine degli anni Ottanta, del secolo scorso, sono stati condotti una serie di scavi in detta contrada, dove la presenza di ruderi visibili e le notizie bibliografiche indicavano un notevole interesse archeologico.

La costruzione ellenistica con pitture, alle falde del Calvario, individuata casualmente da Paolo Orsi nel 1902 e poi indagata a più riprese, prima dalla Soprintendenza nel 1907 e poi dal Libertini nel 1926, oggi non è più visibile. Le pitture parietali e le terrecotte collocano le strutture intorno al 100 a.C. . E' anche vero che la pianta dell'edificio appare insolita per una abitazione privata; ma mancano i dati stratigrafici e lo scavo parziale ha restituito solo parte dell’edificio. 

A ovest del Calvario è stato individuato un tratto di muro di terrazzamento visibile per una lunghezza di circa 19 metri. La faccia è costituita da blocchi più o meno regolari ed ha uno spessore di circa un metro. Al muro è addossato un cortile con resti di pavimentazione in mattoni e una canaletta che conduce all'imbocco di una cisterna ancora integra.

Sempre al periodo ellenistico va ricondotto un muro di terrazzamento di cui si vede un lungo tratto; la parte inferiore è costruita a blocchi molto regolari; la parte superiore, a blocchi più grandi e meno regolari, non è chiaro se appartiene ad una fase successiva.

Circa cinquanta metri ad ovest è un altro tratto di muro di terrazzamento orientato come il precedente. Alla base è visibile un tratto di selciato. 

      Più a valle, a nord-est, è stata individuata la cosiddetta Casa delle Maschere indagata parzialmente. Questo ambiente era stato tagliato da un muro di terrazzamento moderno, e quindi la parte a monte si è conservata per un'altezza di quasi due metri. Le pareti sono rivestite di intonaco bianco, lo scavo dell'ambiente ha restituito larghi frammenti di lastroni, che facevano pensare al crollo del pavimento del piano superiore. Quindi, una casa disposta su diversi livelli. 

Più a est, dalla base di un muro di terrazzamento moderno fuoriesce un tratto di pavimento in signino con decorazione a meandro con tessere di marmo. Nella terrazza soprastante si fanno notare enormi pietre squadrate.

Nell'ambito di questo quartiere, si trova il monumento conosciuto con il nome di Panneria. Si tratta sostanzialmente di una cisterna. Attualmente è possibile vedere una grandiosa costruzione,  due muri ad angolo, realizzati con tecnica a sacco e rinforzati da pilastri. E’ possibile scorgere un pilastro di rinforzo anche sul muro orientale ancora sepolto. Questa serie di possenti pilastri non lascia dubbi sul fatto che si tratta di una struttura destinata a sostenere una spinta notevole. 

Allo stato attuale è chiaro che i pendii di contrada Panneria tra il III e il I secolo a.C. sono stati sede di un quartiere, con costruzioni di una certa importanza e disposte a terrazze, che si è allargato su un'area, che fino al IV secolo era occupata da una necropoli, per poi cessare dopo il I secolo a.C. . 

E’ certamente l’area con la maggiore densità di strutture visibili  del periodo ellenistico, soprattutto perché non è stata integralmente rioccupata da costruzioni in epoca moderna. Proprio perché custodisce presenze significative dell’antica Centuripe ellenistica, dovrebbe essere al centro di ulteriori attenzioni per le indagini archeologiche a venire. 

- Il vincolo D.A. 5103 del 26 febbraio 1992 è relativo alla C/da Carcaci nel territorio di Centuripe

         Presso la modesta altura del colle di Carcaci, compreso tra i fiumi Simeto e Salso, vi sono evidenti  segni di  frequentazione umana che  risalgono  addirittura  alla prima  età del bronzo   ( 2000 a.C. circa). A quota 260 mt. s.l.m. è stato localizzato un villaggio con resti di capanne, documentato da cospicui resti ceramici.  Adiacente al villaggio la relativa necropoli,  costituita da numerose tombe a forno scavate nella roccia. In epoca bizantina, venne innalzata una chiesetta, oggi parzialmente diruta. Ma è in epoca imperiale romana (II sec. a.C. - I sec. d.C),  che il sito vive momenti di notevole sviluppo e densità abitativa. La presenza di frammenti ceramici, connessi a strutture murarie, indica in modo inequivocabile,  l’esistenza di un insediamento consistente,  il cui carattere rurale è confermato dalla presenza di vasellame di medie e grandi dimensioni  e di macine litiche etc.

Tale insediamento assume una rilevante importanza, per la storia degli stanziamenti umani nel territorio dell'Alto Simeto nonché per la storia dell'utilizzazione agraria e delle forme produttive del territorio limitrofo alla Centuripe romana. Le ricerche topografico-archeologiche, finora condotte sul territorio nonché le fonti storiche e le testimonianze degli storici locali, indicano un bacino di densissima antica presenza umana, la cui rilevanza archeologica è ripetuta e confermata dal prospiciente sito del Mendolito con il rinvenimento di ceramica castellucciana e greco-indigena.

- Il D.A. n° 7808 del 29 ottobre 2007è relativo al Ponte Romano di Centuripe sito in contrada Paportello, di cui ci siamo già occupati in un precedente post di questo blog.


https://enzocastiglione.blogspot.com/2017/06/ilponte-romano-di-centuripe-i-resti-di.html

- Il D.A. n° 5563 del 17 marzo 2008 individua, nell’area centuripina, l’ ex Mattatoio comunale.


L'area tra l'ex Macello comunale e la vicina chiesa del Sacro Cuore di Gesù è nota da tempo nella bibliografia archeologica. G. Libertini dà un rapido accenno, parla di "abbondanti ruderi" e riporta una tradizione sulla presenza, in quel luogo, dell'antico convento dei Basiliani distrutto dai Saraceni nel secolo IX. Allo stato attuale sono visibili resti di un monumento archeologico, conservati per due piani (uno fuori terra e uno interrato). Lungo il viale di accesso all'ex macello è un muro con una serie di archetti. All'estremità orientale, addossati all'edificio del Macello, sono i ruderi di una piccola costruzione di pianta quadrangolare. In un attiguo cortile (l’ex canile municipale) si cammina sugli estradossi di due volte a botte affiancate. Evidenti resti di una volta a botte, a un livello superiore, sporgono dalla parete dell'attigua sacrestia della Chiesa del Sacro Cuore. I primi lavori di pulitura all'interno del cortile hanno consentito di evidenziare gli estradossi delle volte e di delimitare l'estensione dell'edificio verso sud.

In questa zona Jean Houel vedeva grandi muraglie e resti di arcate e registrava il ricordo di grandi ambienti a volta comunicanti l'un l'altro. Almeno due suoi acquerelli, conservati all'Ermitage, raffigurano questo monumento.

- Il D.D.G n. 2876 del 21 settembre 2020 individua, a sud del territorio centuripino e circa un chilometro a nord del fiume Dittaino,  la collina di Pietraperciata. 

      Il sito è di notevole interesse naturalistico e geologico, oltre che archeologico e prende il nome dalla sua particolare connotazione di roccia arenaria modellata ad alveoli dall'azione degli agenti atmosferici. Alla sua estremità sud-ovest sono state trovate le tracce di un insediamento del bronzo antico (2.200-1.400 a.C.). Ciò è documentato e i ritrovamenti effettuati recentemente in superficie, sono in parte esposti al Museo di Centuripe.


     Inoltre all'interno di una cavità rocciosa sono state scoperte incisioni rupestri riconducibili al periodo preistorico.


-  Centuripe e i vincoli storici ed etno-antropologici

Ad oggi l’unica struttura rurale, interessata da questa tipologia di vincolo, è il Fondaco Cuba, a ridosso dell'autostrada Catania - Palermo;

https://enzocastiglione.blogspot.com/2018/01/tra-valli-e-colline.html

questo non significa che non vi sia altro sul territorio centuripino. Anzi, basterebbe pensare alle grandi strutture rurali come la masseria aragona, di proprietà della famiglia Moncada, o la masseria c/o lo Sciarone del Duca, o ad altre strutture produttive tradizionali. Ma non è questo il punto.

- Conclusioni

Si avverte, quasi fastidioso, un certo scollamento tra gli enti preposti alla tutela del territorio e i beni che dovrebbero essere maggiormente attenzionati e tutelati con atti conseguenziali. Ultimamente sono state vincolate dall’Assessorato Regionale BB.CC.AA, addirittura, le stazioni ferroviarie di San Marco a Paternò e di Schettino, a novant’anni dalla loro costruzione; probabilmente ciò fa parte di un progetto a largo raggio della comunità che ne ha chiesto il vincolo. Il dramma è che importanti aree archeologiche centuripine, universalmente note già da oltre un secolo, aspettino ancora un  atto di tutela.

Un notevole contributo negativo va certamente attribuito alla capacità distruttiva ed autolesionistica dei centuripini. All’inizio degli anni  ’70 del secolo scorso, abbiamo buttato via un’intera area archeologica, la necropoli di piano capitano - gelso e l’adiacente complesso di fornaci ellenistiche integro ed invidiabile, però abbiamo un campo sportivo che il mondo sicuramente non ci invidia. Bastava trasportare lo sterro  proveniente dallo scavo della collina da un’altra parte e l’area archeologica sottostante si sarebbe conservata, invece di essere stata inesorabilmente sepolta e distrutta, senza dimenticare il contributo degli scarichi di inerti successivi.

La costruzione delle vecchie vasche per la depurazione delle acque fognarie che ancora oggi deturpano la vallata di c/da difesa, mai completate perché a quanto pare troppo vicine al centro abitato, ha danneggiato e compromesso i resti del sottostante quartiere ellenistico. Per non parlare dello sbancamento della collina, sul medesimo versante, sulla quale sono state costruite le palazzine IACP di via Genova. La terra, a mò di scarpata autostradale, ha sommerso una pendice, devastandola, che ospitava un'altro pezzo di città antica e antiche fornaci.

Abbiamo perso, solo in questi ultimi decenni anche un impianto di fornaci ancora integro in contrada due palmenti, tracce di insediamenti ellenistici a sud del centro abitato, tracce di impianti termo-idraulici di epoca ellenistica sulla pendice ad ovest di viale marconi, piccole tracce di insediamenti ellenistici e romani, qua e la nel paese, rimossi con leggiadra disinvoltura da mano pubblica e privata. Abbiamo addirittura cancellato importanti testimonianze, che qualcuno diligentemente aveva anche segnalato in pubblicazioni storiche, senza che nel frattempo fossero mai stati utilizzati strumenti noti per la tutela. Mah!

Fino a qualche decennio fa le perizie, predisposte dagli uffici della Soprintendenza di Enna, riuscivano a fare arrivare qualche fondo per la manutenzione dei siti extrademaniali:  il drenaggio a monte della fornace, sulla provinciale 41, i puntelli del muro argine presso il largo Taormina, le coperture sulla casa delle maschere e sulla tomba ipogeica della panneria, sono solo alcuni esempi. Purtroppo anche le perizie di impegno spesa ormai latitano; come se il patrimonio archeologico monumentale sia diventato ormai, di per sé, autoconservativo.

Ultimamente la cittadinanza, dimostrando carattere, ha avanzato proposta di tutela su una area bellissima del nostro territorio, Pietraperciata.  Ma Centuripe, considerata l’altissima valenza degli elementi storico-archeologici che possiede, non ultimo un Museo Archeologico Regionale di undicimila metri cubi e quattromila reperti, potrebbe e dovrebbe addirittura avanzare proposta d’istituzione di un parco archeologico. Inverosimile sarebbe continuare a crogiolarsi  in esasperanti attese di altrui (in)competenze.

Enzo Castiglione